giovedì 31 luglio 2008
racoons
mercoledì 30 luglio 2008
trono
stavolta e' robertino che mi ospita, un incrocio tra una mamma venezuelana e un papa' ebreo polacco emigrato in america durante la guerra, che ho conosciuto insieme al suo amico jesse a venezia otto anni fa. giusto per restare nella norma.
adoro i canadesi perche' usano la bicicletta per andare in giro dappertutto, infatti ieri ho passato in bici quasi 5 ore, e il programma per oggi non sara' molto diverso.
a toronto c'e' la torre piu' alta del mondo che svetta su ogni edificio, in particolare sulle casette a due piani con portico e giardinetto che si susseguono una a fianco dell'altra in un reticolato infinito di strade. praticamente e' impossibile perdersi: con il lago ontario che sembra un mare inquinato da una parte, e con il nome di un paio di strade, basta andare sempre dritti e prima o poi si incrocia quella che si stava cercando. forse l'america e' proprio questo. non so. anche perche' qui sono in canada, e l'altra citta' che ho visto fino ad ora in questo viaggio e' boston, un'eccezione dopotutto.
mi manca boston, mi manca la compagnia di jefferson, ma succede sempre cosi' quando si va da un posto all'altro e ci si era abituati bene. e' bastata gia' la giornata di ieri per farmi ambientare un pochino.
ieri ho incontrato un personaggio, amico di robertino, sulla spiaggia del lago ontario, che merita di essere nominato. appena ho il link dei suoi video lo incollo.
lunedì 28 luglio 2008
one penny for your thoughts
eccomi con la puntata numero uno del mio trip.
a dire il vero ho l'aereo tra un paio d'ore e devo passare da casa di jefferson a prendere la valigia, e soprattutto ho l'aria condizionata della boston public library di north end sulle spalle per cui non so quanto tempo resistero' qui a scrivere.
da dove inizio? sono gia' volati 5 giorni, la prima tappa bostoniana si sta per concludere e sono proiettata verso il canada. a casa di jefferson mi sono sentita molto a casa, non fosse altro che e' nel cuore della little italy di boston, con tanto di statue processionali di san giuseppe a cui vengono attaccati bigliettoni verdi e che vengono portate a spalla per hannover st., tra bancarelle di arancini e calamari fritti nella migliore tradizione italiana.
ho sentito l'inno americano almeno una volta ogni giorno, suonato dalla banda, dall'orchestra della marina davanti al municipio di boston e non so da chi altro, e ovviamente c'e' una bandiera a stelle e strisce ogni cento metri.
ieri ero a harvard, dove ho deciso che faro' il mio dottorato per scoprire il significato di alcune decorazioni di soggetto palesemente veneziano nella boston public library. ho gia' scelto il dormitorio che si affaccia sul parco e mi basta fare domanda sono sicura che verro' presa.
l'altro ieri invece sono stata in un altro posto molto veneziano, l'isabella gardner museum: una collezione di questa sciura americana che ha fatto costruire un vero palazzo veneziano a boston e lo ha riempito di un sacco di cianfrusaglie di grande valore, tra cui anche il ritratto di tommaso inghirami by raphael e un ratto d'europa di tiziano. ma la palma di migliore mostra, almeno tra quelle viste fino ad ora, va a una magnifica 'da el greco a velazquez' con capolavori assoluti della pittura spagnola del siglo de oro, al boston museum of fine arts.
di certo non dimentichero' una sorta di aperitivo a base di anguria mango e rum sull'altana (se cosi' si puo' definire una terrazza gigante sul tetto della casa di un amico di jefferson) con vista sullo skyline di boston al tramonto, con le lucine dei grattacieli che colorano di pixel giallognoli il cielo man mano che si scurisce.
starei qui a raccontare migliaia di altre cose, ma credo che rimandero' al prossimo post altrimenti perdo l'aereo (non e' vero ma ho un certo languorino e andro' a mangiare qualcosa delle migliaia di schifezze che offre l'america - il mio tasso di colesterolo sta paurosamente salendo, me lo sento).
lunedì 21 luglio 2008
secondo me, includendo i regalini, il parmigiano e cazzatine varie avanzerà addirittura posto, assolutamente necessario per gli acquisti che spero e temo saranno numerosi. non che sia enorme, ma il vantaggio di essere femmina e viaggiare in estate permette di portarsi una schiera di canotte e mini magliette che occupano si e no lo spazio di un gatto. (già. perchè brio che ha sempre mostrato di adorare ceste, cestini, armadi, borsoni, scatole, cassetti, mostra di apprezzare moltissimo il trolley che è pertanto già pieno di peli che mi terranno compagnia, insieme a quelli che sono già sui vestiti solitamente conservati negli armadi di cui sopra, quando sarò dall'altra parte del mondo senza di lui).
mi si prospetta una vacanza culturale in cui non so esattamente come farò a dividere le giornate tra un museo e l'altro.
incomincerò con una bella mostra: da el greco a velazquez, al museum of fine arts di boston, passando per l'isabella gardner museum, poi l'ICA (institute of contemporary art) e l'MIT museum. questo solo per quanto riguarda boston.
toronto sarà una tappa a metà tra la natura e la vita notturna, tra feste e concerti jazz e visite ai dintorni della città, niagara falls comprese.
infine new york.. new york, da dove inizio? moma, met, frick, neue galerie, guggenheim e miliardi di gallerie. ma già alla sera del mio arrivo sono stata invitata a un pic nic nel parco con film e qualche altra americanata.
intanto qui in brianza la vita procede come al solito, tra bagni al lago non fatti causa nuvole, feste paesane con tanto di lucine in piazza e balli popolari, bancarelle e fuochi d'artificio, noia sparsa e costante, anna karenina che mi accompagna nei pomeriggi sonnolenti, lunghe passeggiate con giotto in mezzo ai campi caldi di grilli e cicale, una nuova bici in arrivo per riprendere confidenza con l'europa al mio ritorno.
l'estate scivola via così, purtroppo, senza neanche rendermi conto.
mi sono persa il redentore, mi sono persa un matrimonio ssis, mi perderò un paio di super concerti... spero di recuperare.
martedì 15 luglio 2008
quella di stanotte era una venezia inizialmente notturna: un ramo buio, in realtà un miscuglio tra una stretta calle realmente esistente vicino al palazzo dei pompieri ed un'altra totalmente inventata situata nei pressi di san zaccaria.
sono fuori da un bacareto con gente in piedi con il bicchiere di spritz o di bianco, uno zaino o una specie di valigia appresso, piuttosto di fretta perchè devo passare da un amico che abita lì nelle vicinanze. all'improvviso mi trovo da sola, in un punto della città per cui non ho alcuna coordinata spaziale. dovrei essere tra san zaccaria e riva degli schiavoni, e invece mi ritrovo a camminare in un campo che somiglia a san tomà ma non mi porta nè ai frari nè al traghetto sul canal grande.
cammino per ore. è buio e a fatica riesco a dirigermi in una zona conosciuta: l'oscurità mi fa procedere quasi alla cieca.
gli edifici si diradano, uno strano ponte senza parapetto e largo poco più di mezzo metro viene utilizzato da motorini e biciclette per attraversare un canale che mi separa da uno slargo su cui si staglia un enorme albergo con una magnifica facciata art nouveau, illuminata da decine di lampade. l'effetto è quello di un fondale felliniano unito al grand hotel di tremezzo. scende una pioggerellina fine che rende lucidi i lastroni in pietra d'istria su cui si riflettono i fanali dei motorini. si sta facendo giorno ma c'è parecchia gente in giro. chiedo a un facchino in divisa in quale punto della città mi trovo. sono sempre a venezia, ma si tratta di un'isola a sud est della laguna, vicina all'aereoporto ormai in disuso, su cui però attraccano centinaia di barche di turisti che si mettono disordinatamente in fila su passerelle in legno simili a intricati fili di una ragnatela. è estate ed a questo punto c'è un sole piuttosto caldo che getta ombre nette sulle assi delle passerelle. mi metto in fila anche io, fino a quando scopro che si tratta di una coda per visitare un'enorme chiesa cinquecentesca dalla facciata altissima e larghissima, al cui interno sono apparentemente custodite meravigliose opere d'arte. almeno questo è quanto affermano numerosi cartelli ad uso turistico disseminati nei dintorni. ma io devo tornare a venezia, che vedo in lontananza come una magnifica cartolina circondata dalle alpi innevate, quasi un anfiteatro naturale. l'aria è cristallina e mi permette di vedere la città da un punto di vista assolutamente nuovo. non avevo mai notato che le isole della laguna assomigliano a quelle delle cicladi, come degli enormi panettoni brulli che entrano nel mare blu.
scelgo di dirigermi verso il centro: la chiesa e i suoi tesori possono aspettare.
tutta questa scenografia si smaterializza. il sogno mi lascia.
giovedì 10 luglio 2008
sabato 5 luglio 2008
questa piazza è cresciuta attorno ed insieme ad un santuario cinquecentesco costruito in seguito all'apparizione della madonna che si presentò su un albero di noce per indicare la strada a due poveri bambini persi nei boschi, figli dei pochi contadini che popolavano quei territori sotto il dominio dei marchesi crivelli.
sono molte le spose non autoctone che ambiscono la piazza e il bel santuario a pianta centrale (progettato da pellegrino tibaldi) come scenario per il loro matrimonio, e fanno sì che vengano costantemente riempiti gli interstizi tra i pietroni squadrati e i ciottoli di fiume con chicchi di riso, oltre che la chiesa con bellissimi fiori.
davanti al santuario ci sono due grandi portici aperti su tutti i lati, coperti da tegole sostenute da enormi travi di legno tra le quali i piccioni fanno il nido, e proprio sotto a uno dei due portici ho assistito stasera all'estate, quella vera, che mi toglie il fiato e mi rapisce nel bello che si ammucchia e fa gara a mostrarsi.
stavo camminando con giotto poco lontano e mi ha incuriosito un rumore, come di una tv a volume altissimo, che proveniva dall'interno della piazza. sentivo musica, e poi vociare di persone. mi sono avvicinata ad un sottoportico che fa da ingresso alla piazza, e ho riconosciuto un ronzio inconfondibile che mi ha portata indietro di parecchi anni, inizialmente, e mi ha trasportato direttamente in una scena di nuovo cinema paradiso. il ronzio era quello dato dalla bobina che scorreva veloce tra una pizza e l'altra di un proiettore, quasi come un rullare dolce di tamburi, che si amalgamava al sonoro del film sparato da un paio di casse ai lati del portico, e che dava magicamente vita alle scene proiettate su un enorme telo bianco. davanti al telo diverse file di sedie di plastica bianca, e sopra alle sedie, le silhouette di una cinquantina di spettatori, incantati nella magia del film e della notte d'estate.
francis il mulo parlante. questo è il primo film che mi è capitato di vedere in un cinema all'aperto, precisamente all'oratorio, proprio di fianco al santuario. ricordo che era in bianco e nero. ricordo che c'era un mulo che parlava. non so esattamente quanti anni avevo, probabilmente sei o sette, ma sono cose che è difficile scordare. il rumore della bobina e i rumori del mondo che interferiscono liberamente con quelli dei dialoghi e delle musiche.
dolby surround, comode poltrone imbottite, effetti speciali, mega schermi, multisala con popcorn. in realtà la magia di un film viene amplificata dalle zanzare, le stelle in cielo, il caldo appiccicoso e le risate di qualche bimbo unite ai commenti di qualche adulto.
mi sono diretta verso il lungo viale dei cipressi che scavalca un paio di colline con una linea retta. giotto giocava con il suo guinzaglio, uno spicchio di luna sottile appena sopra l'orizzonte aveva proporzioni spropositate, dalla terra già avvolta dall'oscurità spiccavano i moncherini ultracentenari delle statue che si stagliavano sul il cielo più fosforescente di una lampada ultravioletta.
considerando che oggi pomeriggio l'ho trascorso al lago, direi che è stata proprio una bella giornata.
e domani inizio gli orali della maturità.