domenica 28 giugno 2009

ci vuole un po' di coraggio a riprendere la scrittura dopo mesi di abbandono, perlomeno in questa sede.

ma la serata fresca con grilli in sottofondo e gatto affacciato alla finestra, musica corale cubana, l'estate che si presenta in tutta le sue opportunità, e un certo prurito nei polpastrelli, mi suggeriscono le parole, le virgole, i punti e le pause.

classico temporale estivo, quello del tardo pomeriggio, ma visto da una barca sul lago di pusiano, uno dei tanti laghi laghetti laghini disseminati tra le colline della brianza. un aperitivo terminato con dolce in riva al dolce lago un po' arrabbiato a dire il vero, nei colori grigio profondo e verde carico. 

la serata prima trascorsa a parlare di insieme N e aberrazioni marginali, prospettiva come forma simbolica, viaggi fatti e progettati, tè verde al gelsomino e tisana di st. john's worth.

il portogallo che si avvicina, il concerto degli u2 a poco più di una settimana, un'altra notte prima degli esami vissuta dall'altra parte con il dispiacere di lasciare una bella classe, forse per la prima volta.

tanti giri in bici, più di 300 chilometri in un paio di mesi, a scoprire, riscoprire, studiare, ripassare gli itinerari nei boschi, lungo i fiumi e i laghi, sentieri di viandanti e strade asfaltate sotto il sole di mezza estate e di mezzogiorno.

e per stasera basta così.

mercoledì 24 dicembre 2008





Rogier van der Weyden, Trittico Bladlin (pannello centrale)

1445-50, olio su tavola, 91 x 40 cm

Staatliche Museen, Berlin

venerdì 28 novembre 2008

APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA

APPELLO PER LA STORIA DELL’ARTE NELLA SCUOLA



L’ANISA, Associazione Nazionale degli Insegnanti di Storia dell’Arte, presa visione di un documento

in bozza completo di quadri orari, riguardante i nuovi curricula dei Licei, esprime sconcerto e viva

preoccupazione in merito alla presenza della Storia dell’arte nella Scuola italiana. Come nostro

costume, non vogliamo farne una difesa corporativa, ma solo sollevare un problema di congruità e di

qualità formativa.

In particolare ci sembra del tutto ingiustificato che le ore di insegnamento di Storia dell’Arte

diminuiscano al liceo artistico per evidenti ragioni di indirizzo di studi e, soprattutto, che al liceo

classico, si adotti la scelta penalizzante di assegnare una sola ora settimanale alla disciplina, sia al

biennio che al triennio, laddove il ministro Gelmini si era impegnato ad aumentarne la presenza. Se

infatti ci si ferma ad un puro calcolo aritmetico, rispetto al corso classico tradizionale, la disciplina

aumenta di 1 ora il suo monte orario nel quinquennio (attualmente è presente solo al triennio con 1 ora

nei primi due anni e 2 ore al terzo anno). Ma sul piano dell’efficacia didattica che peso può avere

l’insegnamento di una disciplina per una sola ora settimanale, specialmente nell’anno finale quando la

Storia dell’arte è il perno su cui ruotano la maggior parte dei percorsi interdisciplinari che gli studenti

elaborano per gli esami orali?

Senza parlare del fatto che, vista l’infondatezza didattica di un insegnamento con una unica ora

settimanale, nella maggior parte dei licei classici sono da anni in atto sperimentazioni consolidate che

vedono la presenza della disciplina per 2 ore settimanali per cinque anni per cui, di fatto, il previsto

scenario dimezzerebbe non innalzerebbe il monte orario del suo insegnamento.

Si chiede pertanto di assicurare agli studenti della Scuola italiana e, in particolare, a quelli del liceo

classico ed artistico, un insegnamento della storia dell’arte adeguato affinché si possa garantire in modo

efficace la formazione disciplinare e culturale dei nostri studenti. Infine, se vogliamo che i cittadini di

domani difendano i principi enunciati nell’art.9 della Costituzione, occorre che conoscano il

patrimonio storico-artistico che saranno chiamati a salvaguardare. O è proprio questa consapevolezza

che si vuole cancellare?

Clara Rech

Presidente Nazionale ANISA per l’educazione all’Arte
Ieri sera sono stata all'inaugurazione di una mostra di pessima "arte" contemporanea in una chiesa sconsacrata vicino al tribunale di como, quello di olindo e rosa per intendersi, appena fuori dalle mura antiche della città.

mi ha attirato il volantino visto in biblioteca: "verranno forniti assaggi di cioccolato abbinato alle diverse opere d'arte fino a esaurimento scorte".

convinta che le scorte fossero già esaurite all'ora in cui sono arrivata io, sono invece riuscita ad accaparrare un sacchettino di cioccolatini e ho iniziato ad aggirarmi per pessime installazioni ammassate con finto stile negli spazi affascinanti della chiesa vuota, seguendo le istruzioni  e mangiando i diversi cioccolatini (nocciola, fondente, al latte, ai cereali) a seconda dei settori della chiesa.

la musica di sottofondo era pessima come le opere: un'accozzaglia di versioni pop dello stabat mater di pergolesi mischiata a musica commerciale di serie b.

si salvavano due o tre opere che potevano avere un futuro nel bagno di qualche capriccioso riccone ignorante, ma le altre erano davvero pateticamente vuote. c'era anche un artista che elencava i significati di insulse tavole che scimmiottavano i generali di baj con un misto di basquiat e keith haring dei poveri, dicendo: questa linea vuol dire questo, questi punti invece quest'altro, questi inserti ricordano questa cosa ecc. io intanto pensavo che piuttosto avrei preferito risolvere i rebus della settimana enigmistica.

oltre a mangiare il cioccolato il mio scopo era anche quello di incontrare l'uomo della mia vita, un trentenne molto figo e intellettualoide, interessato all'arte, possibilmente benestante e di como.

ma ovviamente mi è andata meglio col cioccolato.

mercoledì 19 novembre 2008

domani vado a venezia per un funerale.

l'occasione non è delle più felici. se n'è andata una parente alla lontana, anziana e malata da tempo, ma non riesco a contenere l'eccitazione per tornare in laguna, anche se si tratterà di una toccata e fuga. non credo ci sarà acqua alta, come all'ultimo funerale a cui ho partecipato, con tanto di motoscafo diretto all'isola di san michele, ovvero al cimitero dei veneziani.

dovrebbe essere una perfetta giornata di sole e freddo, una di quelle giornate che tanto mi mancano dei miei anni universitari. una di quelle giornate trascorse da una biblioteca all'altra, in diverse parti della città, camminando con la sciarpa al collo e i riflessi del sole nell'acqua scintillante dei canali, che accendono gli intonaci scrostati dei palazzi.

vorrei fare un salto in università, catturare una frazione di lezione a san sebastiano. chissà che lezioni ci sono domani verso l'ora di pranzo.

vorrei passare in dipartimento, salutare il mio prof di tesi e qualche ex compagno che non si è staccato dall'ambiente universitario, ma non metto piede in dipartimento da troppo tempo, e so che la sede è cambiata, e mi sentirei spersa senza più le mie stanzine di palazzo querini con i pavimenti inclinati che rimbalzano, i corridoi affollati di studenti accampati in attesa dei ricevimenti, la certezza di trovare qualcuno con cui scambiare qualche parola.

sabato 15 novembre 2008

da www.medicinaepersona.org



ELUANA ENGLARO: IL PRIMO CASO DI OMICIDIO LEGALE IN ITALIA

Non può essere che questo il titolo di un comunicato stampa che dica la verità sulla intera vicenda

di Eluana. Non esistendo in Italia una legge sull’eutanasia, quello di Eluana è un omicidio

perpetrato per via legale, ottenuto cioè con l’autorizzazione dei giudici. Da oggi nel nostro paese si

potrà uccidere - quando si vorrà - malati stabili, cronici, inguaribili: pazienti in stato vegetativo,

pazienti in condizioni terminali, anziani non più utili alla società, insomma chiunque abbia

“presumibilmente” chiesto di poter morire e in condizioni di non poter più cambiare idea o di

chiedere aiuto, mediante la sospensione di acqua e cibo, magari dopo aver consultato un giudice.

E’ questa la società che volevamo, quella in cui vogliamo vivere?

I giudici hanno

- delegittimato la Costituzione Italiana

- agito contro il Codice Civile e contro il Codice Penale

Loro non saranno imputabili: immuni grazie all’autorità che gli è riconosciuta. Loro non saranno

imputabili: chi uccide in un altro modo sì.

Ci si deve domandare: “Come mai oggi il colpevole, colui che uccide, non è imputabile?”

La risposta è tutta nell’atteggiamento di bieco pietismo - tipico del nostro tempo - dietro il quale si

nasconde una logica per nulla nuova nella storia. Questa logica è la stessa adottata durante la

seconda guerra mondiale: oggi, per questa stessa logica ideologica, in nulla differente da quella di

allora, si eliminano i più deboli e gli indifesi.

Ha vinto una interpretazione del diritto della persona inteso come “autodeterminazione”, che

rappresenta una forzatura rispetto a quanto affermato nel Codice di Deontologia medica e nella

stessa Costituzione.

Hanno avuto la meglio la cattiva coscienza e la possibilità di arbitrio su chi è degno di vivere e chi

no.

Da questa logica è stata sfidata la saggezza della sovranità popolare che ha dato origine alla nostra

Costituzione, e la cultura che essa ha generato.

Questa logica alla fine ha prevalso.

Quanto è accaduto è tanto più preoccupante perché ormai nessuna legge potrà più essere rispettata:

ormai certi giudici aggirano le leggi - anche quelle esistenti - e creano una nuova era, quella

dell’etica del più forte sul più debole, con l’ausilio del diritto. Ma non eravamo partiti da una

giustizia uguale per tutti?

Non dovrebbe essere, questo, ancora oggi, lo scopo della giustizia?

Che vergogna.

Medicina e Persona

13 novembre 2008

giovedì 16 ottobre 2008

la quinta elle

undici su diciotto circa.

i banchi a ferro di cavallo hanno aiutato a ricostruire un elenco pseudoalfabetico che non sentivamo pronunciare da nove anni e, complice la tecnologia che a volte rima con nostalgia, ci siamo ritrovati nel parcheggio davanti a scuola.

c'era la femme fatale che fa la giornalista e mi ha recuperato con la sua micra alla stazione, sta con un argentino conosciuto nel bar dove lavorava sin dai tempi del liceo, quando il sabato mattina alla prima ora ronfava durante filosofia per recuperare il sonno perso dietro al bancone.

c'era il copywriter che deve ancora laurearsi e va in giro con un paio di occhialoni neri da intellettuale filosofo letterato e si stropiccia le mani mentre ti spiega le cose, proprio come faceva durante le interrogazioni di storia dell'arte e letteratura italiana.

c'era la collega rappre(sentante degli studenti insieme a me nella lista "le matite spezzate continuano a disegnare") che si è sposata con il suo moroso mr. oasis dei tempi del liceo e segue bambini sordomuti accompagnandoli dall'asilo al liceo.

c'era la stilista in erba con la pelle di velluto uscita dallo ied che ha odiato lavorare con dolce (stefano) e ora idolatra la sua nuova capa donatella (versace) per il piattume del suo naso e il suo volto simile a una vera opera plastica.

c'era la gallerista d'arte part time che nel tempo più o meno libero porta in giro per il mondo le persone e lavora per una società che organizza assaggi enogastronomici.

c'era la grafica pubblicitaria che lavora per un mobilificio brianzolo nel settore cataloghi e fiere e ogni tanto compare in qualche foto stile calendario (vestito) con il suo sorriso smagliante di sempre e la risata contagiante.

c'era lo sbruffone che al liceo non ha mai combinato niente ma ha le mani in pasta in mille giri tra politica e regione lombardia e o lo ami o lo odi (e io lo amo perchè insomma non è che ci fosse molta scelta con soli due maschi in classe).

c'era la quasi mamma che restaura mobili e l'anno scorso ha dato alla luce letizia maria, piccola creaturina vissuta solo mezzora ma tanto voluta e tanto amata, che tra poco avrà un fratellino che proteggerà e seguirà dal cielo.

c'era l'impiegata di banca che non si capisce come abbia fatto a finire in banca dopo il liceo artistico ma tant'è (e se la spassa anche, e ci va in bicicletta)

c'era la "flower artist" che dimostra come purtroppo chi esce dall'accademia nel 99% dei casi se la cava come riesce, con un lavoro di fiorista ereditato dalla famiglia e la flemma costante dal primo giorno della prima liceo.

mancava l'illustratrice freelance con un sacco di talento che si è appena trasferita a londra con il neomarito, la quasi avvocatessa aspirante miss padania che ha tirato un mega pacco all'ultimo minuto, la pazza con i capelli da medusa che è stata forse l'unica vera artista della classe e  e poche altre pulzelle dal non ben precisato impiego e impegno.

dimenticavo... c'ero io, che proprio dal liceo non ho mai voluto andarmene, e ci sono ancora adesso.