lunedì 17 ottobre 2005

Uno dei ricordi più vivi dell'asilo è sicuramente un bellissimo album ricamato e illustrato che le suore mi avevano fatto decorare con il tema delle castagne. C'era una filastrocca che non ricordo più con esattezza, ma lodava la castagna in tutte le sue forme, da quando è ancora dentro al suo riccio, a quando viene cotta, trasformata in farina, abbrustolita, essiccata...


Sono sempre stata supergolosa di castagne: quando ero più piccola le preferivo lessate in acqua con i semini di finocchio, il cui profumo si diffondeva in tutta la casa mentre la pentola a pressione fischiava, mentre adesso impazzisco per le caldarroste che scoppiettano sul fuoco.


Anche quest'anno non ho saputo trattenermi, nonostante l'abbuffata di mezzogiorno al ristorante insieme ai parenti... ma c'era la castagnata organizzata dal CAI.
Da bambina significava una mattinata trascorsa ad incidere quintali di castagne con un taglierino, una ad una, insieme ai "grandi", ed un pomeriggio nel parco del castello a rotolare dalle rive a gradoni, giocare a nascondino, avventurarsi per il viale dei cipressi.
Adesso è un modo per ritrovare quel gruppetto di bambini di una volta, che sono cresciuti come sono cresciuta io, e farsi quattro risate ascoltando le canzoni senza tempo degli alpini, accompagnate da vino, bottigliette di gazzosa e panini al salame.


La cosa più bella è ritrovarsi con li polpastrelli anneriti e i sacchettini di carta colmi di bucce croccanti. E la bocca piena di caldarroste dal profumo delicato.

2 commenti:

  1. odio le castagne. :D attila? non mi sovviene..

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  2. era il paninazzo con il salame piccante. di cui tu hai fatto il bis. (se non ricordo male) :P

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